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100 microgrammi di LSD sul letto di morte: come Aldous Huxley anticipò il modo di lasciare questo mondo

Sdraiato sul suo letto, incapace di fare una richiesta a voce a causa del cancro alla laringe, Huxley chiese a sua moglie Laura di passargli il taccuino. Con estremo sforzo scrisse poche parole difficili da leggere: «LSD, 100µg, intramuscolo». Gli venne somministrata una prima iniezione alle 11:20 di mattina e una seconda un’ora più tardi. Alle 17:20, Aldous Huxley, di anni 69, lasciò quietamente questo mondo.
Era il 22 novembre 1963, lo stesso giorno dell’omicidio di Kennedy, e lo scrittore inglese Aldous Huxley fu forse il primo uomo dell’era moderna, e del mondo occidentale, ad affrontare la morte con l’aiuto di una sostanza psichedelica. Per capire i motivi di questa scelta è però necessario ripercorrere la vita di questa mente straordinaria.

Le porte della percezione

«Se le porte della percezione fossero sgomberate, ogni cosa apparirebbe così com’è, infinita.»
– William Blake

Aldous Huxley, per chi non lo conoscesse, fu un importante scrittore britannico nato nel 1894 e oggi riconosciuto come uno dei più grandi autori dei suoi tempi. Come spiegato in ogni biografia, quella degli Huxley fu una famiglia eminentissima: il nonno, Thomas Henry, fu un noto biologo darwinista, il padre Leonard fu direttore del Cornhill Magazine, una nota rivista di letteratura, il fratello maggiore Julian un altro noto biologo, il fratellastro Andrew un fisiologo e Nobel per la medicina nel 1963. Da parte di madre invece poteva vantare un prozio poeta e una zia romanziera. Grazie a questo passato familiare Aldous Huxley non divenne uno scrittore di pura fantasia, e fu in grado di incorporare anche molta scienza nei suoi scritti e in generale gli viene oggi riconosciuta quella straordinaria dote, comune a pochi altri scrittori, di essere stato in un qualche modo capace di prevedere il futuro.

Il legame tra Aldous Huxley e le sostanze psichedeliche non fu un segreto. Del 1954 è il suo famoso saggio Le porte della percezione, una pubblicazione che prende in prestito, per il suo titolo, una frase contenuta nel Il matrimonio del cielo e dell’inferno del poeta inglese William Blake.

Le porte della percezione è un resoconto della prima esperienza di Huxley con la mescalina, un potente alcaloide psichedelico isolato ed identificato nel Peyote (Lophophora Williamsii) nel lontano 1897 dal chimico tedesco Arthur Heffter. La persona che somministrò la dose di mescalina a Huxley fu Humphry Osmond, uno psichiatra tra i più autorevoli per le ricerche riguardanti le sostanze psichedeliche e lui stesso inventore del termine “psichedelico”. Questo libro grazie alla fama raggiunta durante gli anni ’60 fu anche fonte di ispirazione per Jim Morrison, il quale in omaggio decise di chiamare il suo gruppo The Doors.

Aldous Huxley fu anche successivamente uno sperimentatore in prima persona e aperto sostenitore degli effetti di alcune sostanze psichedeliche come mescalina, psilocibina ed LSD. Albert Hofmann, scopritore dell’LSD, dedicò proprio a questo fatto un capitolo del suo LSD – Il mio bambino difficile:

«…Huxley si accorse che il valore delle sostanze allucinogene consisteva nell’offrire agli individui privi del dono della percezione visionaria spontanea, propria dei mistici, dei santi e dei grandi artisti, la possibilità di vivere questo eccezionale stato di coscienza. […] Tanto Huxley quanto sua moglie Laura Huxley Archera avevano sperimentato sia l’LSD che la psilocibina. Huxley non amava indicare queste due sostanze e la mescalina con il termine drug, poiché nella lingua inglese, come pure in tedesco, la parola possiede un connotato spregiativo, e perché era importante distinguere persino linguisticamente questo tipo di composti attivi dalle altre droghe».

Il Soma

«Mezzo grammo per un riposo di mezza giornata, un grammo per una giornata di vacanza, due grammi per un’escursione nel fantasmagorico Oriente, tre per un’oscura eternità nella luna».

Il riferimento alle sostanze è notoriamente presente in due opere di Huxley, Il Mondo Nuovo e l’Isola. Nel primo, un romanzo dove viene immaginata una società disumanizzata dal progresso tecnologico, il Soma è la droga ideale che usano i personaggi per fuggire dalle sofferenze della vita. È uno strumento di fuga, un modo per non sentire dolore e una parte integrante di questa società negativa immaginata dallo scrittore inglese dove i personaggi, per non voler sentire alcun dolore, finiscono per non sentire niente. Per i suoi effetti la potremmo paragonare alla morfina ma le dinamiche del romanzo sembrano invece aver anticipato l’uso perfettamente legale, e in alcuni casi sconsiderato, che la nostra società fa di alcuni psicofarmaci.

La Medicina Moksha

«Che cosa esprime un nome?» disse il dottore con una risata. «Risposta: praticamente tutto. Avendo avuto la disgrazia di essere stato allevato in Europa, Murugan la chiama droga e sente, al riguardo, tutta la disapprovazione evocata – in seguito a un riflesso condizionato – dalla sudicia parola. Noi, all’opposto, attribuiamo alla sostanza nomi simpatici… la medicina moskha, la rivelatrice della realtà, la pillola della verità e della bellezza. E sappiamo, per esperienza personale, che questi nomi simpatici sono meritati; mentre il nostro giovane amico non ha alcuna conoscenza di prima mano della sostanza e non si lascia convincere neppure a provarla. Per lui si tratta di uno stupefacente, e gli stupefacenti sono per definizione una cosa alla quale nessuna persona perbene può mai indulgere»

Se il Soma è uno strumento di fuga, descritto negativamente, la sostanza utilizzata dai personaggi de l’Isola è chiamata moksha, nome preso in prestito dal termine sanscrito Mokṣa, ovvero liberazione, e viene utilizzata per dei rituali di avvicinamento alla divinità.
La medicina moksha viene descritta come il derivato di un fungo e i suoi effetti sono chiaramente ispirati a quelli delle sostanze psichedeliche. Curiosamente anche Soma è un termine sanscrito e fa riferimento a una bevanda (e alla divinità collegata) che veniva utilizzata per scopi rituali nella religione vedica.

In questo stesso romanzo, come poi abitudine di Huxley, viene fatto riferimento a fatti a lui contemporanei come operazioni chirurgiche sotto ipnosi e in assenza di anestetico, oppure alla scoperta di composti indolici all’interno di semi di Ololiuqui provenienti dal Messico, una ricerca realmente condotta in quegli anni da Albert Hofmann, che porto all’isolamento dell’LSA, un composto naturale meno potente ma estremamente simile all’LSD.

Morire in pace

«Prendi quattrocento milligrammi di medicina moksha, e constata tu stesso come agisce, che cosa può dirti sulla tua natura, su questo strano mondo nel quale siamo costretti a vivere, a imparare, a soffrire e da ultimo a morire. Sì, anche tu dovrai morire un giorno: forse tra cinquant’anni, forse domani. Chi può saperlo? Ma accadrà, ed è sciocco chi non si prepara alla morte.»

Il discorso sopra riportato è tra i più importanti dell’intero romanzo e possibile chiave di lettura sia dell’opera quanto del pensiero di Huxley.
L’Isola venne pubblicato nel 1962, un anno prima della morte dello scrittore a causa di un cancro alla laringe diagnosticato nel 1960. Si tratta quindi dell’ultima opera pubblicata e di un riassunto del pensiero dell’autore. Non a caso all’interno del romanzo sono contenuti numerosi riferimenti al cancro e alla morte.
Gli ultimi giorni di Aldous Huxley sono descritti in maniera abbastanza dettagliata in una lettera che la moglie, la torinese Laura Archera, scrisse al fratello di Aldous, Julian Huxley, e alla moglie Juliette. Da qui apprendiamo che fu la stessa Laura, colpita dall’irrequietezza e dal dolore del marito, a confrontarsi con Sidney Cohen, uno psichiatra oggi riconosciuto come pioniere della ricerca psichedelica, riguardo la somministrazione di LSD in punto di morte. All’epoca, come oggi, la morte assistita da psichedelici era un tema alquanto controverso, ma l’opinione comune fu che in una situazione grave come un cancro in fase terminale di certo non avrebbe potuto peggiorare la situazione.
Huxley però rifiuto qualsiasi somministrazione fino a poche ore prima di spirare, come se avendo percepito l’imminenza della morte, avesse deciso di aspettare fino all’ultimo. Secondo il resoconto della moglie quella del marito fu un graduale abbandono del corpo, che al contrario dei giorni precedenti si svolse senza il minimo sforzo o sofferenza.
Pochi anni più tardi tutte le ricerche riguardanti l’LSD e gli altri psichedelici vennero interrotte bruscamente da leggi nazionali e internazionali per il controllo delle droghe.
In tempi più recenti alcune organizzazioni come MAPS sono riuscite a sbloccare questa situazione e a riprendere, anche se con grandi sforzi, le ricerche, tra cui anche la morte assistita dall’uso di sostanze psichedeliche.
La morte di Aldous Huxley è rimasta scritta nella storia e probabilmente finirà per influenzare il modo di morire futuro. Ciò che sappiamo per certo è che in morte come in vita Huxley seppe anticipare i tempi.
 



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