Stadio Panathinaiko Atene 1896

120 anni fa… i Giochi Olimpici

Pierre de Coubertin

Pierre de Coubertin

Tra due giorni (sabato 6) a Rio de Janeiro ci sarà la cerimonia d’apertura della XXXI edizione dei Giochi Olimpici. E pensare che la creazione di questa manifestazione, nata ufficialmente nel 1896, fu accompagnata da qualche folata di scetticismo. La prima edizione ebbe luogo in Grecia, ad Atene, per ricalcare la storia delle antiche Olimpiadi. Il promotore fu Pierre de Frédy, barone di Coubertin, il quale si era convinto che la sconfitta dei francesi nella guerra franco-prussiana fosse da attribuire alla scarsa preparazione atletica dei transalpini; inoltre, sosteneva che lo sport fosse un mezzo decisamente migliore della guerra per confrontare le nazioni. “L’importante non è vincere, ma partecipare” è senza dubbio il suo aforisma più noto. Fu così che nel 1894 il barone riunì diplomatici e rappresentanti di vario genere provenienti da tutto il mondo e propose di organizzare i primi Giochi Olimpici dell’era moderna, nel giro di due anni e nello stato ellenico. Nacque così il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), presieduto dal greco Demetrius Vikelas.

Le difficoltà iniziali furono molte e misero in pericolo l’organizzazione stessa dell’evento: la Grecia era in difficoltà economiche e solo l’intervento del principe Costantino permise di dare uno sprint alla realizzazione dell’Olimpiade. Egli convinse il popolo greco a contribuire alle spese di un evento che avrebbe reso grande onore alla patria; non mancarono i filantropi che elargirono somme importanti.

L’assioma dei Giochi Olimpici fu l’esclusiva partecipazione di atleti non professionisti. La conseguenza fu che gareggiarono numerosi turisti o persone di passaggio ad Atene in quei giorni. La maggior parte dei 241 atleti era di nazionalità greca, per un totale di 14 nazioni rappresentate. Tuttavia è difficile stimare quanti siano stati effettivamente gli sportivi coinvolti.  Inoltre, non esistendo un villaggio olimpico, le spese erano a carico dei partecipanti e le donne non furono ammesse alle competizioni. Si segnala una partecipazione non ufficiale, quella di Stamatha Revithi. Madre di due bambini, probabilmente vedova, si recò ad Atene per cercare lavoro e le fu consigliato di provare a partecipare alla maratona per diventare famosa. Il CIO si rifiutò di iscriverla, ma lei partecipò ugualmente per conto suo raggiungendo lo stadio Panathinaiko dopo circa 5h30′. Non si hanno ulteriori notizie sulle sorti di questa donna indomita.

Spyridon Louis

Spyridon Louis

Il Regno d’Italia entrò a far parte del CIO ma dal canto suo non inviò alcun atleta, in quanto non c’era possibilità di sostenere le spese. Tuttavia il podista e maratoneta Carlo Airoldi raggiunse Atene partendo da Milano e percorrendo buona parte del tragitto a piedi. La titanica impresa fu vana: il principe Costantino si rifiutò di iscriverlo ai Giochi in quanto anni prima aveva accettato un premio in denaro e non poteva considerarlo un dilettante. Probabilmente gli ellenici temevano che Airoldi vincesse facilmente la maratona, che era considerata la gara più importante; l’italiano si presentò alla gara, ma venne arrestato e spedito in galera per una notte. Così, ad aggiudicarsi la prima maratona moderna fu il greco Spyridon Louis, che percorse in 2 ore, 58′ e 50″ il tragitto previsto. Louis era un ufficiale dell’esercito (o forse un semplice pastore) di soli 23 anni, e per partecipare alla gara ricevette un paio di scarpe dai cittadini di Amarousio, suoi compaesani. Inizialmente si portò in testa l’australiano Edwin Flack che, stremato, si ritirò dalla competizione. Il greco era ben allenato, la leggenda vuole che trovò il tempo per fermarsi a bere un bicchiere di vino in un punto di ristoro. Quando si sparse la notizia che Louis aveva preso il comando, i 100 000 dello stadio Panathinaiko lo accolsero già in tripudio. La vittoria lo rese un eroe nazionale e gli vennero tributati omaggi di ogni tipo; fu però la sua ultima partecipazione alle Olimpiadi, dove già anziano tornò come membro della delegazione ellenica ai Giochi del 1936. Tra i presunti rappresentati dell’Italia alla I Olimpiade si annoverano Giuseppe Rivabella (tiratore a segno) e Angelo Porciatti (ciclista), ma il CIO non ha riconosciuto la loro presenza e non vi sono referti dove compaiono i loro nomi.

Alfréd Hajos

Alfréd Hajos

Molte furono le curiosità dei primi Giochi, dovuti anche alle lacune organizzative che comunque non ne pregiudicarono il successo. Ad esempio, le gare di nuoto si svolsero nelle gelide acque della baia di Zea, davanti a ben 20 000 persone. Il dominatore fu il sedicenne Alfréd Hajos, un magiaro che in seguitò dichiarò di aver temuto di subire le conseguenze dei crampi a causa del freddo, e per questo gareggiò con uno spesso strato di grasso addosso. Hajos si era cimentato nel nuoto da pochi anni, dopo la scomparsa del padre annegato nel Danubio. Nel tennis il britannico John Pius Boland conquistò l’oro sia nella competizione singola che nella doppia. E pensare che era stato iscritto, a sua insaputa, da un amico greco e che si era recato ad Atene solo per assistere come spettatore alle sue gare. Per questo motivo, inizialmente gareggiò… in borghese! Inoltre, il greco Dimitrios Loundras conquistò il bronzo nelle parallele a squadre. All’epoca aveva solo 10 anni ed è ancora l’atleta più giovane ad aver partecipato e vinto una medaglia nella storia dei Giochi. Il suo record è virtualmente imbattibile.

Il 15 aprile, dopo una imponente cerimonia, la I Olimpiade venne dichiarata conclusa e sarebbe tornata in Grecia solo nel 2004. Di seguito, riportiamo il medagliere delle prime tre nazioni classificate.

  1. Stati Uniti d’America (11 ori – 7 argenti – 2 bronzi)
  2. Grecia (101719)
  3. Germania (652)


'120 anni fa… i Giochi Olimpici' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

© 2017 Lavalliere Società Cooperativa - Partita Iva 02115210565