War on drugs

Come tutto è iniziato, proseguito e forse si concluderà

Storia condensata della guerra alla droga

 

Ogni popolo, a seconda del luogo e del periodo storico, ha avuto a che fare con sostanze psicoattive. Che si trattasse di alcol, di oppio o di qualche altra cosa, da sempre l’uomo va alla ricerca o si imbatte per caso in qualche sostanza particolare.
L’utilizzo di droghe può essere visto con sospetto o con curiosità e spesso sono entrambi i sentimenti a dominare l’opinione pubblica, dividendola.
Per quanto siano migliaia di anni che le sostanze psicoattive destino tali comportamenti nelle comunità è solo nell’ultimo secolo che, grazie anche ad una società più globalizzata, si sono stipulati accordi internazionali per il controllo di quelle che sono in questa epoca chiamate droghe.
Questo proibizionismo diffuso non è nato da un giorno all’altro ma è stato il frutto di una serie di avvenimenti storici e sociali avvenuti principalmente negli Stati Uniti di fine ’800 ed inizio ’900 e che hanno visto l’oppio come protagonista.
 

Il contesto storico

Fu con i portoghesi che cominciò la colonizzazione del lontano Oriente; la conquista di Goa in India (1510) e di Macao in Cina (1557) aprirono le porte ai commerci di altre potenze europee. Fu così che nel giro di poco tempo la Corona Spagnola nelle Filippine e quella Britannica in Cina, iniziarono ad importare moltissima merce dai mercati orientali.
Questo creò un grave deficit nelle due economie che si ritrovarono presto in un grave squilibrio a causa delle tantissime importazioni di seta, tè e argento che non riuscivano ad essere bilanciate dalle poche esportazioni. Fu per questo motivo che sia Spagna sia Impero Britannico iniziarono a comprare oppio in India per poi rivenderlo nei rispettivi mercati orientali.
La dinastia Qing al tempo governante in Cina tentò di limitare il più possibile questi scambi con l’esterno, per tentare di impedire il commercio smodato di oppio all’interno del paese, concedendo solo il porto di Canton. Quest’ultimo si rivelò presto insufficiente e, le condizioni di resistenza da una parte e di insistenza dall’altra, portarono a quelle che oggi sono note come le due guerre dell’oppio, che si tennero dal 1839 al 1842 e dal 1856 al 1860. Entrambi i conflitti vennero vinti dalle forze britanniche e portarono ad una umiliante apertura delle frontiere commerciali cinesi.

Fu così che i popoli di Filippine e Cina cominciarono a soffrire di gravi problemi di dipendenza, i quali passarono inosservati fino a poco tempo dopo il 1898, anno in cui gli Stati Uniti vinsero la guerra Ispano-Americana e acquisirono le Filippine. Divenne da subito evidente come il maggior problema della colonia fosse l’abuso di oppio e fu nel 1901 che Charles Henry Brent, un vescovo episcopale inviato come missionario nelle Filippine, venne incaricato di guidare una commissione, la Brent Commission, per analizzare il problema.
La commissione si riunì dal 1903 al 1904 per poi raccomandare un monopolio del commercio dell’oppio e di proibirne l’uso, tranne che per scopi medici, da lì a 3 anni.
Il ruolo di Brent fu così importante che venne invitato a presiedere la Conferenza sull’Oppio di Shangai nel 1909, una sede che non era casuale visti i contemporanei e analoghi problemi cinesi con la stessa sostanza.
Di lì a breve, nel 1912, verrà stipulata a L’Aia la Convenzione internazionale sull’oppio per la regolamentazione di oppio, coca e derivati.

Negli Stati Uniti il problema dell’oppio aveva già cominciato ad emergere anni prima: nel 1875 San Francisco fu la prima città a proibire l’uso dell’oppio fumato, nel 1881 fu il momento della California, nel 1886 toccò all’Oregon e nel 1889 al Missouri. Questo non tanto per proteggere la collettività dal vizio ma principalmente perché la comunità cinese non veniva vista di buon occhio e le fumerie o opium den, come scritto dal giornalista Jacob Riis nel 1890 in un articolo di inchiesta sui bassifondi newyorkesi, erano luoghi dove prostitute bianche dipendenti dall’oppio venivano sedotte da scaltri e crudeli uomini cinesi.
Analogamente alla comunità cinese finirono nel mirino anche quella afro-americana e quella messicana. I primi stati a proporre un discorso di proibizione furono infatti quelli del sud e quindi caratterizzati dalla vicinanza con il confine messicano e da una grande presenza di persone di colore.
È più o meno intorno al 1914 che cominciarono a circolare notizie riguardanti i cocaine fiends, riferito a utilizzatori neri di cocaina e traducibile con “demoni della cocaina”. Un articolo del New York Times scritto dal dr. Edward Huntington Williams di questo stesso anno recava come titolo: “Aumentano omicidi e follia tra i neri poveri. Hanno iniziato a sniffare da quando il proibizionismo li ha privati del whisky.”

Non a caso nel 1914 fu emanato l’Harrison Narcotics Tax Act, una legge federale che per quanto, apparentemente, sembrasse solo un modo per controllare il mercato di certe sostanze tramite la tassazione, conteneva una clausola che permetteva ai medici di prescrivere farmaci derivati dall’oppio e dalla coca solo nell’esercizio della professione medica. Non essendo considerata la dipendenza una malattia, e impedendo la prescrizione ai dipendenti da sostanze, questa legge rappresentò di fatto la prima forma di proibizione di droghe nella storia degli Stati Uniti d’America.

In maniera simile il 14 giugno del 1937, dopo numerosi articoli sensazionalistici riguardanti messicani impazziti a causa dell’uso della marijuana, fu emanato il Marijuana Tax Act, il quale non proibì direttamente la coltivazione ed il commercio ma li rese talmente tanto complicati e onerosi da non essere minimamente convenienti.

Con il Marijuana Tax Act, in piena seconda guerra mondiale, si concluse la prima fase proibizionista degli Stati Uniti d’America, una fase caratterizzata da un cambio di atteggiamento radicale: le sostanze non vengono più controllate per motivi di salute pubblica, ma principalmente per attaccare più o meno direttamente le minoranze etniche presenti all’interno del paese. A questo proposito è facile trovare su internet le numerose dichiarazioni razziste di Harry J. Anslinger, capo dell’ufficio narcotici statunitense per ben 32 anni consecutivi, e anche articoli di stampa contenenti delle notizie che oggi appaiono quantomeno ridicole ma che ai tempi influenzarono fortemente l’opinione pubblica.

Un caso su tutti di strumentalizzazione delle notizie fu l’utilizzo del termine Marijuana al posto di Hemp (Canapa) più comune e conosciuto. Marijuana è un termine dall’etimologia incerta ma dalle sonorità “messicaneggianti” e fece parte di una strategia per far passare come sostanza demoniaca semi-sconosciuta una pianta ben nota agli statunitensi.
Il delta-9-tetraidrocannabinolo, uno dei principi attivi più noti della cannabis contenuto in maggiore quantità solo nella femmina di Cannabis Indica, verrà isolato solo nel 1964 e questo comporterà l’eradicazione di tutte le piantagioni di canapa senza distinzione di specie e di sesso della pianta.

Su questo fatto sono state formulate numerose ipotesi complottiste, per le quali questa distruzione della produzione di cannabis (che nel 1961 raggiungerà una portata planetaria) sia stata un’abile mossa di alcuni ricchi industriali statunitensi per distruggere una pianta che aveva troppi pregi: olio combustibile alternativo al petrolio, filati resistentissimi, fibre ottime per la produzione di carta.
Al centro di queste ipotesi c’è soprattutto la famosissima industria chimica DuPont, all’epoca interessata nel proporre un nuovo prodotto, il Nylon. Sono ipotesi e come tali vanno considerate. Al contrario la propaganda proibizionista iniziò con chiare idee razziste, all’epoca molto diffuse negli Stati Uniti e ancora oggi motivo di accese discussioni.

La seconda fase inizierà con il concludersi della seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti, con il coltello dalla parte del manico, poterono imporre la loro volontà sul resto del mondo.
Non è quindi un caso che Harry J. Anslinger sia stato tra i promotori della United Nations Single Convention on Narcotic Drugs del 1961, un trattato internazionale della da poco nata Organizzazione delle Nazioni Unite, volto a regolare la diffusione di oppio, coca, cannabis e derivati. Fu il primo trattato internazionale ad includere la cannabis e prevedeva la sua eradicazione entro il 1986.

I movimenti di contestazione giovanile, spesso di sinistra, furono quantomeno in apparenza tra i principali motivi di diffusione di alcune sostanze fino a quel momento non contemplate dalla comunità internazionale. Fu così che iniziò a diffondersi l’uso di allucinogeni come lsd, mescalina, psilocibina ed ebbero grande popolarità anche anfetamine e cannabis.
Contemporaneamente in Vietnam i soldati, tormentati dalle vicende della guerra, caddero in gran parte nella dipendenza da eroina, probabilmente vittime anche di una strategia dell’esercito orientale volta a debilitare il nemico. Si diffuse tra i soldati statunitensi anche l’uso di cannabis, un’abitudine che, insieme all’uso della ben più drammatica eroina, i reduci dal Vietnam contribuirono a diffondere una volta tornati in patria.

Anche in questo caso sono state molte le ipotesi complottiste successivamente formulate. Alcuni documenti desegretati dal governo degli Stati Uniti, parlano di sperimentazione di allucinogeni per il controllo mentale e per il loro utilizzo in guerra. Si pensa che la diffusione incontrollata di lsd in un primo momento, e di altre sostanze ben più dannose successivamente, sia stata una operazione mirata alla disgregazione dei movimenti di contestazione di sinistra nell’ottica di quella lotta al comunismo che gli Stati Uniti hanno compiuto con tutti i mezzi negli anni della guerra fredda.
Nel 1971 Nixon dichiarò la guerra alla droga e contemporaneamente le nazioni appartenenti all’ONU stipularono un nuovo trattato noto come Convention on Psychotropic Substances. In questo modo fu possibile l’implementazione del trattato precedente con l’elenco di nuove sostanze fino a quel momento non considerate.

Le operazioni portate avanti da questo momento in poi dal governo degli USA sono state piene di episodi oscuri, per la maggior parte poco chiari, dove le droghe sono state utilizzate come pretesto per la lotta al comunismo. In alcuni casi, come nel conflitto tra Resistencia Nicaraguense, un gruppo guerrigliero di destra, contro il Frente Sandinista de Liberación Nacional, guerriglieri questa volta di sinistra, si sospetta che il traffico di droga sia stato addirittura tollerato e incentivato per finanziare la causa della Resistencia Nicaraguense.
Il narcotraffico oggi, oltre ad essere una piaga sociale per i paesi latino-americani, orientali e medio-orientali dove vengono prodotte molte delle sostanze, è un fenomeno di difficile comprensione. A livello internazionale vecchie politiche si sono mescolate a nuovi interessi e corrono, parallelamente, l’ottusa ignoranza di alcuni legislatori internazionali e la furbizia di alcuni individui pronti ad approfittare di questo stato di illegalità per i propri affari.

Il proibizionismo delle droghe, che abbiamo molto brevemente ripercorso, che è iniziato per motivi principalmente razziali e proseguito per motivi principalmente politici, quasi mai ha tenuto conto delle drammatiche conseguenze e dei costi spropositati che comportava il proseguire in questa direzione. Oggi è inutile criticare le decisioni del passato, che fossero legittime e in buona fede oppure influenzate da altri interessi, ed è necessario studiare quali furono queste decisioni e a cosa portarono per fare un bilancio e ripartire con le idee chiare.

Nel 1998 una Sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, iniziò un programma decennale chiamato “Un mondo senza droga, insieme è possibile”. Da quel momento, in nome di una lotta iniziata quasi cento anni prima, quantità incalcolabili di glifosato sono state spruzzate per distruggere le piantagioni, sono state combattute vere e proprie guerre contro i narcotrafficanti, sono morti migliaia di civili, le carceri sono piene di persone legate a reati di droga e, cosa ancora peggio, troppe persone stanno guadagnando tantissimo da questa situazione. Oltre al guadagno scontato dei narcotrafficanti, c’è un sistema repressivo e un sistema legale che vivono di lotta alla droga.

Informazione, prevenzione e riduzione del danno sono tre azioni verso le quali dovrebbero essere spostati la maggior parte dei fondi per la guerra alla droga, sono i tre campi dove gli operatori di settore chiedono che vengano investiti i soldi.
Il 2016 è l’anno di UNGASS e probabilmente sarà l’inizio della fine della War on Drugs.



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