Centrale di Astraviec (Ostrovets)

Bielorussia, la centrale nucleare di Astraviec desta preoccupazioni

In un articolo di RFE/RL scritto da Tony Wesolowsky e riportato questa mattina dal Guardian, si puntano i riflettori sulla situazione della centrale nucleare in costruzione in Bielorussia. A trent’anni di distanza dal disastro di Chernobyl, che ha devastato buona parte del suo territorio, Minsk sta costruendo il suo primo impianto di energia alimentato dall’atomo presso il sito di Astraviec (traslitterato anche in Astravets o Ostrovets), ma sono già avvenuti tre incidenti nel giro di quattro mesi.
 

 
Questi episodi hanno messo in discussione la sicurezza del progetto; la capitale della Lituania, Vilnius, si trova a soli 50 km dall’impianto. Nel mese di luglio si era diffusa la notizia della caduta di un guscio del reattore nucleare durante la fase di installazione. Due settimane dopo il ministero dell’energia bielorusso ha confermato che si era verificata una situazione di emergenza durante lo spostamento del reattore. Secondo la Rosatom, la società statale russa che detiene i principali diritti di appalto, l’incidente non ha causato alcuna conseguenza. Nonostante ciò il vice ministro dell’energia bielorusso, Mikhail Mikhadiuk, ha annunciato la sospensione dei lavori per effettuare delle verifiche di sicurezza. Il ministro degli affari esteri della Lituania, Linas Linkevicius, ha definito inaccettabile la mancanza di trasparenza delle autorità bielorusse. Vilnius fa pressioni affinché i vicini sospendano la costruzione della centrale.

Come mai Minsk sta puntando sull’energia atomica? Di base c’è la megalomania dell’eterno presidente Aleksander Lukashenko, in carica dal 1994, che intende allentare la dipendenza della Bielorussia dalle risorse energetiche russe. Il paese prende da Mosca circa il 90% del gas che importa. Tuttavia, il sito di Astraviec è finanziato dalla Russia e costerà tra i 5 e i 22 miliardi di dollari. L’Unità 1 dovrebbe essere completata nel 2018 e l’Unità 2 nel 2020. Altri due reattori si preve che saranno attivi nel 2025. Secondo Georgy Lepin, dottore in scienze e tecniche e liquidatore a Chernobyl tra il 1986 e il 1992, in Bielorussia non ci sono esperti in grado di gestire il progetto e che persino la Russia in passato ha sospeso un progetto simile che coinvolgeva l’area di Kaliningrad. Alyaksandr Dabravolsky, membro del partito di opposizione del paese (AHP), ha sottolineato come la centrale sia un’esagerazione rispetto al fabbisogno energetico del paese. Peraltro la Lituania sta effettuando il coordinamento della propria rete con l’Unione europea, e quindi non ci sarebbe nemmeno modo di vendere le eccedenze.

Lukashenko non ha aperto bocca in merito all’incidente, facendo riaffiorare gli spettri del 1986. All’epoca la Bielorussia faceva parte dell’Unione Sovietica e nessuna notizia in merito al disastro di Chernobyl venne diramata prima di dieci giorni. Il governo di Lukashenko, in effetti, è molto affine a una dittatura e da tempo le elezioni bielorusse sono considerate una farsa, al punto da essere state condannate a più riprese dall’OSCE.
 

 
I critici credono che la Bielorussia non abbia nemmeno valutato l’impatto ambientale della centrale di Astraviec; basti pensare che l’acqua necessaria al raffreddamento degli impianti proverrà dal fiume Nevis, che fornisce acqua potabile alla Lituania. Inoltre, non si tratta del primo incidente che riguarda questo sito in costruzione: in aprile, il canale televisivo indipendente Belsat aveva riportato la notizia del crollo del telaio strutturale dell’edificio di servizio dell’impianto. La causa è stata l’eccessiva fretta; il fatto è stato prima rinnegato e poi confermato dalle autorità, a distanza di un mese e senza lasciar intendere che ci fossero state conseguenze.

Come accennato, Astraviec desta grandi preoccupazioni per il governo lituano. Linkevicius ha dichiarato che il problema non è bilaterale e dovrebbe essere affrontato internazionalmente; la Lituania, peraltro, si è impegnata a chiudere la propria centrale nucleare di Ignalina, secondo gli accordi sanciti dopo il suo ingresso nella Ue. Poche settimane fa la presidente lituana Dalia Grybuskaite ha affermato di esser pronta a invocare la chiusura del sito nel caso in cui la Bielorussia continuasse a non garantire la sicurezza necessaria. Eppure, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), Yukiya Amano, ha confermato il proprio supporto logistico a Minsk, definendo il paese come uno dei più avanzati tra i “nuovi arrivati”. Basteranno le rassicurazioni della IAEA? Probabilmente no, e i timori della Lituania appaiono ragionevoli e dovrebbero allertare tutta Europa. La centrale di Astraviec si trova troppo vicina ai centri abitati, e le coseguenze di ulteriori incidenti potrebbero causare disastri peggiori rispetto al dramma di Chernobyl.



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