Mura di Viterbo

Brecchiosi e Saettoni, figli di una stessa origine.

Non a tutti è noto ma la città di Montefiascone è a molti conosciuta anche come Saettonia e ne consegue che i suoi abitanti vengono chiamati Saettoni. Non è ben chiaro se il nome se lo siano affibbiato da soli ma il significato, anche se oggi è andato un po’ perso e gli abitanti di questo paese si definiscono orgogliosamente così, è abbastanza noto: il saettone è il classico contadino grezzo, diffidente e inospitale. Forse non lusingati da questo nomignolo, sembra che i montefiasconesi ne abbiano creato un altro appositamente per i Viterbesi, ed è così che gli abitanti del capoluogo sono diventati I Brecchiosi o, sempre per motivi dialettali “Le Brecchiose”. Non conosco l’etimologia di questo termine ma è sicuramente derivante da brecchio, che è un termine dispregiativo con il quale ci riferiremmo a una persona un po’ grezza, un villano. L’equivalente di un saettone insomma!

Mi ha sempre fatto abbastanza ridere perché viene spesso usato con lo stesso disprezzo che gli abitanti delle città riservano per chi proviene dalla provincia. In un certo senso però i Montefiasconesi hanno ragione! Anche noi Viterbesi, così come tutta la provincia, deriviamo da un cultura agricola. Basti pensare che l’unico istituto bancario locale, la Banca di Viterbo, venne fondata nel 1911, da 45 agricoltori, con il nome di Cassa Rurale Cattolica Cooperativa di prestiti e Risparmio. Insomma, un po’ brecchi forse lo siamo nel cuore, e non c’è niente di cui vergognarsi.

Durante questo periodo elettorale, al momento ancora non concluso, si è parlato di tutto e di più: terme, turismo, centro storico, decoro urbano, sicurezza, cultura, ambiente e chi più ne ha più ne metta. L’agricoltura, nonostante la nostra storia, è stata appena sfiorata da qualche programma o discorso. Ciononostante questa – intesa nella sua accezione più vasta: coltivazione, allevamento e sfruttamento delle foreste – è sicuramente la ricchezza più grande della provincia. Vini, oli, formaggi, salumi, legumi, patate, nocciole, castagne, lamponi, e l’elenco sarebbe ancora più lungo, sono i nostri prodotti e, se ci fosse una volontà generale, sarebbero dal primo all’ultimo, famosi in tutto il mondo. E non parliamo del singolo prodotto – perché alcuni produttori più intraprendenti già riescono a far arrivare il loro lavoro oltreoceano – ma del marchio e soprattutto dell’origine geografica. Viterbo potrebbe contare negozi di prodotti tipici ad ogni angolo della strada, un po’ come a Montepulciano troviamo un’enoteca ogni 10 metri, se solo il turista venisse informato della ricchezza che lo circonda. Qualcuno potrebbe addirittura osare di venire appositamente per visitare le produzioni. Banfi, uno dei produttori di vino più famosi nella zona di Montalcino, ha restaurato il Castello di Poggio alle Mura appositamente per ospitare i turisti e inebriarli, oltre che del vino, anche della bellezza della campagna circostante.

Per questi motivi abbiamo deciso di ospitare su questo numero il programma completo dello Slow Food Village, un evento organizzato dalla condotta Slow Food Viterbo e Tuscia, e quindi nello specifico frutto del lavoro volontario di tante persone  che hanno a cuore questo argomento così importante. Troverete all’interno del programma, nell’altro lato della rivista, un’esauriente descrizione di cosa è il Village e, in generale, di cosa si occupa Slow Food.

Con l’occasione abbiamo voluto metterci del nostro e quindi, oltre ai consueti contenuti su sport, musica, imprenditoria e politica, abbiamo deciso di dedicare le nostre pagine a qualcosa di attinente. Per l’occasione abbiamo intervistato il presidente Coldiretti Viterbo e il delegato provinciale, per i giovani, della stessa associazione di categoria. Abbiamo proseguito con il presidente di Slow Food Viterbo e Tuscia, il dinamicissimo produttore dei Lamponi dei Monti Cimini, Massimiliano Biaggioli, e Paolo Bianchini, proprietario dell’Osteria del Vecchio Orologio e ferreo sostenitore del km.0. Ben due pagine per Lolla Gelato di Lorenza Bernini e Ivan Montanari, gelateria emergente che vale assolutamente una gita fuori porta verso Bolsena. Storia e curiosità non potevano mancare e, perciò, è diventata irrinunciabile la memoria di Francesco Morelli, che ci racconta delle numerose fraschette e osterie un tempo presenti a Viterbo. E, per concludere, la curiosa storia delle Carote Viola viterbesi, un tempo prodotto locale famosissimo, oggi peculiarità quasi introvabile.

Tante interviste, uno stesso tema, tanto che abbiamo corso il rischio di ripetere le solite cose. Non ci sembra così e al contrario gli elementi in comune a queste opinioni portano tutte ad un unico punto: dobbiamo essere uniti.
Torniamo un attimo alla provenienza culturale di questo territorio, alla mentalità contadina. Un detto locale recita “contadino: scarpe grosse e cervello fino” . Perché chi lavora la terra ha una saggezza e scaltrezza tutta sua, è un affarista nato e, anche per questo, in provincia esistono tante piccole realtà fiorenti. Di rovescio il lavoro dei campi è anche solitudine, fatica, avversità da affrontare, sacrificio. Guai a minacciare i risultati chi ha faticato tanto per arrivare da qualche parte.

Qualcuno imputa e accomuna la chiusura mentale dei Viterbesi alle mura cittadine. Io credo sia anche derivante da quella naturale diffidenza di chi ha dovuto farcela da solo e si fida solo di famiglia e amici più stretti. La vera nemesi di questa città è il timore di non farcela, di vedere gli sforzi dei propri predecessori vanificati dall’arrivo di qualcuno o qualcosa di “migliore”. E come dare torto ai piccoli commercianti, che hanno visto le loro attività massacrate dalla concorrenza sleale della grande distribuzione. Questa chiusura è purtroppo biunivoca e qui il paragone con le mura funziona: si blocca la minaccia entrante ma, in uno stato di perenne difesa, non si riesce nemmeno a uscire.
Le parole degli intervistati parlano chiaro, bisogna fare rete, bisogna unirsi, il territorio va promosso nella sua interezza e non ci deve essere spazio per invidie e antipatie. Abbiamo portato questi esempi proprio perché si tratta di tutte persone che a livello professionale hanno fatto fortuna, e continuano a farla, grazie al rapporto con i colleghi e con i fornitori.
Siamo alla vigilia di un cambio di amministrazione per la città di Viterbo e si parla anche di un cambio generazionale negli uffici dirigenziali del comune.  È importante, perché è al capoluogo che spetta il ruolo di traino della provincia, è questa la città che deve cambiare mentalità prima degli altri. I paesi del Lago e della Teverina – vedasi Bolsena, Orvieto, Bagnoregio – stanno cominciando a capire che l’unione può fare la differenza.

Le mura cittadine ci hanno protetto nel corso degli anni e oggi, più che mai, siamo sotto assedio. Le risorse messe da parte cominciano a scarseggiare e questo è il momento propizio per aprire le porte. Il nemico è là fuori, solo uniti abbiamo la speranza di fargli fronte.



'Brecchiosi e Saettoni, figli di una stessa origine.' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

© 2018 Onda srls - Partita Iva 02282020565 - ROC 31504