Fidel Castro Cuba

I novant’anni di Fidel Castro in una Cuba in transizione

“La Storia mi assolverà.”
(1953)

Queste furono le parole che pronunciò quando venne citato in giudizio per l’assalto alla caserma Moncada, ne 1953. Di certo, nel corso della sua lunga vita ha collezionato soprannomi e appellativi di ogni genere. Qualcuno lo ha definito un grande rivoluzionario, l’ultimo baluardo della resistenza all’imperialismo; per altri, è stato solo un dittatore che ha negato ogni forma di libertà al suo popolo, non troppo diverso da figure come Benito Mussolini. Fatto sta che Cuba sta preparando la festa per i 90 di Fidel Alejandro Castro Ruz da mesi, con numerosi eventi che culmineranno oggi, in quanto il lider maximo è nato proprio il 13 agosto del 1926.
 

 
Dieci anni fa, di questi tempi, Castro pativa i sintomi di una malattia che lo costringeva a letto e che lo aveva indotto a cedere il testimone politico al fratello Raúl. Teneva un diario, per dimostrare di essere ancora vivo e lucido. Forse in pochi supponevano che sarebbe sopravvissuto per un altro decennio, tornando alla ribalta delle cronache internazionali lo scorso anno in occasione del suo cordiale incontro con Jorge Mario Bergoglio, papa della Chiesa cattolica.

Il lider maximo cubano è sotto la luce dei riflettori dagli anni ’50. Per lunghissimo tempo ha costituito un’autentica ossessione per la CIA, che ha tentato in molte maniere di ucciderlo: dai sigari esplosivi ai frappè avvelenati. Secondo Fabian Escalante, sua storica guardia del corpo, sono stati ben 638 gli attentati alla sua persona messi a punto tra il 1958 e il 2000. In alcuni casi c’è stato persino lo zampino della mafia italo-americana, che aveva ingenti affari con Cuba. Prima della rivoluzione, l’isola era simile a un casinò a uso e consumo degli statunitensi.
 

 
Assurto a nemesi dell’imperialismo yankee, Fidel è stato il principale bastone tra le ruote delle mire espansionistiche degli USA in America Latina, divenendo uno dei protagonisti della Guerra Fredda. Sotto Castro, Cuba ha sostenuto i movimenti guerriglieri di ispirazione comunista presenti nel Sudamerica. La rigida dottrina del suo governo è stata ammorbidita dopo l’insediamento del fratello, che ha promosso – e continua a promuovere – riforme impensabili fino agli anni 2000, dopo 47 anni di dominio fidelcastrista. Attualmente a L’Avana si intravedono cenni di apertura verso l’iniziativa privata e le politiche di decentramento. Il passo più complicato sarà la normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti d’America. Durante la visita dell’attuale presidente statunitense Barack Obama, a dispetto della calorosa accoglienza del popolo cubano, Fidel Castro scrisse che l’isola non avrebbe avuto bisogno di “elemosine”, ribadendo il concetto di autonomia che ha provato a portare avanti per decenni.

“La nostra indipendenza, i nostri principi e le nostre conquiste sociali le difenderemo con onore fino all’ultima goccia di sangue, se saremo attaccati.”
(2001)

Tra i tratti più caratteristici del lider maximo, non possiamo infatti dimenticare il suo nazionalismo e anche il suo appoggio alle realtà più povere del pianeta che necessitavano di supporto logistico. Non a caso, molti paesi sottosviluppati si sono ispirati al modello cubano per tentare di risalire la china, e Castro tra il ’79 e l’83 è stato il segretario generale del Movimento dei paesi non allineati. Il suo obiettivo dichiarato è stato quello di costruire una società più giusta, dove sicurezza, sanità e istruzione fossero garantiti a più persone possibili. Ma i critici lo hanno accusato di aver impoverito le infrastrutture cubane e ridotto la produttività del lavoro, soffocando il consumo interno e la libertà dei cittadini; senza contare il suo “scomodo” contributo nell’aver radicato la sinistra nell’America Latina. Non sono previsti festeggiamenti ufficiali per i 90 anni di Castro, ma le iniziative non mancheranno. Vi consigliamo, se volete saperne di più, di seguire l’hashtag #90RazonesPorFidel. Non mancano, chiaramente, i commenti meno entusiastici dei suoi detrattori, sparsi ai quattro angoli del globo. La blogger e giornalista cubana Yoani Sanchez, che da anni denuncia le limitazioni della libertà di stampa e di internet imposte ai cittadini dell’isola, vede nella celebrazione dei 90 anni di Fidel una specie di commiato del popolo nei suoi confronti.
 

 
Il lider maximo è nato nella cittadina di Birán, nella provincia di Holguín. Figlio di un ricco commerciante spagnolo, studiò e divenne avvocato presso l’università della capitale. Nel 1959 si mise a capo della rivoluzione che detronizzò il dittatore Fulgencio Batista, dando vita a quel governo socialista tanto indigesto ai capitalisti del Nordamerica. Negli anni ’70, Cuba entrò in forte sintonia con l’Unione Sovietica. Il dazio da pagare ful’ embargo da parte di Washington, misura che ha messo in grossa difficoltà l’economia dell’isola. Cuba divenne un punto nevralgico delle vicende della Guerra Fredda, culminate nella famosa “crisi dei missili” del 1962. Fortunatamente il leader sovietico Nikita Krusciov trovò un compromesso con gli USA e l’isola non divenne una pericolosa postazione strategica. Tuttavia, l’embargo ancora fa sentire il suo peso, nonostante la distensione tra i due paesi. Dopo il crollo dell’URSS, che sovvenzionava Cuba con cifre tra i 4 e i 6 miliardi di dollari annui, l’isola conobbe il triste periodo especial di grossa recessione economica, che mise in forte discussione le politiche castriste e venne arginata con nuovi accordi commerciali sanciti con la Cina e gli altri paesi dell’America Latina come Bolivia, Ecuador e Venezuela (vedi l’Alleanza Bolivariana per le Americhe).

Fidel Castro ha sempre rinnegato il culto della personalità, ma più d’una generazione di cubani è cresciuta sotto la sua forte influenza. La sua ultima apparizione pubblica risale ad aprile, quando ha presenziato alla chiusura del VII Congresso del Partito comunista di Cuba. Nonostante sia logorato dalla malattia, Castro è apparso lucido e ha invitato i cubani a non perdere gli ideali che hanno portato alla nascita del PCC. Privo di uniforme verde e vestito con la sua nuova uniforme – la tuta sportiva acetata – in merito alla sua età ha dichiarato che “non ci avrei mai pensato e non è stato frutto di uno sforzo, ma di uno scherzo del destino. Il momento arriverà per tutti.”
 

 
Tuttavia, la sua figura continua a essere presente nella vita quotidiana di una nazione che si prepara a grandi cambiamenti. Ci sono parecchie incognite: il processo di distensione con gli USA proseguirà anche sotto un’eventuale presidenza di Donald Trump, il tycoon razzista? Le attuali politiche di Cuba sono spiccatamente anacronisiche, o sarebbe meglio salvaguardare l’identità del socialismo? In ogni caso, il cambio di vertice alla Casa Bianca segnerà in parte il futuro dell’isola. Fidel Castro oramai ha passato il testimone; è presto per dire se la storia lo assolverà, ma è innegabile che la sua presenza nella storia del XX secolo è stata molto rilevante, nel bene e nel male.



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