Il monastero di Santa Rosa

Il monastero delle Alcantarine

Suor Francesca: “È un luogo di grande grazia”

 

Un sacchetto bianco, la scritta Santa Rosa in rosso e dentro un cuore di lavanda. Sacchettini con l’icona della patrona che contengono petali di rose raccolti nel chiostro del monastero. Tra una preghiera e l’altra prende forma l’abbraccio delle suore francescane alcantarine alla città di Viterbo. È la prima festa di settembre per loro, arrivate al monastero da pochi mesi. Nel periodo di Natale.

Suor Francesca Pizzaia, superiora, apre il portone in un ventoso pomeriggio di agosto. Ci accoglie intorno a un tavolo e rispondendo alle domande racconta il suo essere qui, con le altre sorelle, per mettersi al servizio. Qui con quella “santa-bambina” di cui è chiamata a custodire il corpo, che sta imparando a conoscere e che già le ha conquistato il sorriso.
“È un luogo di grande grazia”, così in una manciata di parole dice già molto. Con entusiasmo guida verso i lavori portati a termine nel corridoio d’accesso all’urna, mostra il coro, luogo di preghiera e ci fa dono dei sacchettini di lavanda e rose. Poi spiega: “Quest’anno si aggiungeranno alla tradizionale rosa che chi viene a fare visita a Santa Rosa potrà portare a casa. Perché le tradizioni non si cancellano e vanno portate avanti, ma ci sembrava un bel gesto fare anche qualcosa di nostro per l’occasione”, racconta.

La sensazione è quella di essere a casa e fare del monastero una casa per i viterbesi, dove incontrarsi e condividere pezzi di cammino, è un qualcosa che già sta nei sogni di queste francescane di vita attiva, belle energiche e pronte a esserci, a spendersi.
 

Come vi state preparando a questa festa del tre settembre?
“La festa inizia il 24 agosto, perché ogni festa che si rispetti ha bisogno di preparazione spirituale per essere vissuta a pieno. Così sono state previste una serie di celebrazioni eucaristiche in vari orari del giorno. Siamo chiamate a occuparci anche del corpo della santa e l’urna rimarrà aperta tutta la giornata proprio a partire da mercoledì 24, per permettere ai fedeli di visitare Rosa. In questo anno della Misericordia è prevista la processione con il corpo, celebreremo anche il Giubileo dei Facchini e per l’occasione, stiamo lavorando anche a questo importante evento insieme alla Curia e al Sodalizio dei facchini. Intorno al monastero ci sono tanti carissimi collaboratori”.

E che emozione state vivendo?
“Grande desiderio di vivere questo periodo importantissimo per i viterbesi. Il nostro impegno è contribuire per dare a tutti la possibilità di vivere al meglio il momento, vogliamo che Cristo attraverso Santa Rosa entri nel cuore delle persone. Per fare questo seguiremo l’esempio di Rosa: lei si è fidata di Dio, si è messa in cammino, ha parlato di pace, ha incarnato la Parola. Per tutta la città anche questa è l’occasione per chiedere di essere uomini e donne di pace in questo anno giubilare della Misericordia, e Santa Rosa farà da ponte con il Cielo”.

Dove sarete la sera del tre settembre?
“Qui al monastero e saranno con noi cinque anche tante altre suore alcantarine. Aspetteremo la Macchina dal portone che dà sulla salita e quella notte terremo la chiesa aperta. Così come tutte le sere a venire fino allo smontaggio della Macchina. Abbiamo pensato possa essere una bella cosa per i facchini che, arrivati al sagrato, possono così entrare a fare una preghiera ma anche per tutti gli altri: viterbesi e turisti. Vista la bellezza del Trasporto riteniamo sia importante andare alla fonte, entrare in Chiesa e sostare davanti a Colei che la Macchina rappresenta, ma soprattutto rendere grazie a Dio, datore di ogni bene”.

Come è la vita all’interno del monastero?
“Siamo ancora in fase di assestamento e sistemazione dei luoghi in base alle nostre esigenze. Le giornate sono scandite dalle preghiere e dal lavoro, ognuno ha le proprie mansioni. C’è chi sistema la chiesa, chi accoglie i pellegrini e molto altro. Il nostro desiderio è che il monastero possa essere un faro, così come lo è Santa Rosa”.

 



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