Piattaforma petrolifera

Il petrolio e il caso norvegese

È passato poco tempo dallo straparlato referendum sulle trivelle. In molti hanno criticato il governo e i mezzi di informazione per aver divulgato informazioni frammentarie, poco comprensibili e quindi insufficienti a rendere chiaro lo scopo del referendum. Effettivamente è così, pochissimi cittadini sapevano e sanno per cosa hanno votato sì o no.
A parte qualche volenteroso giornalista il referendum delle trivelle ha rappresentato per molte associazioni ambientaliste la possibilità di farsi un po’ di pubblicità. È così che hanno cominciato a circolare immagini di animali sporchi di petrolio, spiagge deturpate e tanti altri disastri naturali. Fatto sta che la tutela dell’ambiente poco aveva a che fare con il referendum e l’occasione mancata è stata, come al solito, quella di fare della corretta informazione. Noi, nel nostro piccolo, non ci siamo rientrati con i tempi e quindi in queste pagine riassumiamo per quanto possibile alcuni concetti elementari su cosa è il petrolio, come si estrae e quali danni effettivamente può portare. Il tema però purtroppo è enciclopedico e confidiamo principalmente di stimolare la curiosità.
Il petrolio alla nostra società e al nostro paese serve, è indispensabile, è irrinunciabile e, per quanto la via delle rinnovabili sia sicuramente quella da percorrere, l’Italia, al momento, ne usa appena il 17% sul totale. Oltre al discorso energetico c’è anche quello della incredibile quantità di prodotti a base di petrolio che usiamo e consumiamo ogni giorno. Dal colorante alimentare alla bottiglia di plastica, la maggior parte dei prodotti che passano tra le nostre mani sono derivanti da qualche idrocarburo.

Detto questo, il vero problema del nostro Paese non è di certo l’estrazione petrolifera in sé, ma la poca trasparenza italiana su questo settore. L’estrazione di idrocarburi in generale, perché gas e petrolio vanno sempre a coppia, non è di certo esente da rischi, è una violenza nei confronti del terreno e un grande disagio per chi vive vicino a questi posti. È però vero che dopo più di 100 anni di esperienza sono state messe a punto delle metodologie che, se seguite correttamente, minimizzano la parte sgradevole e ci permetterebbero comunque di usufruire dei vantaggi di avere una produzione propria. Ma in Italia c’è da fidarsi?
La Norvegia, che è stata tirata più volte in ballo durante il referendum, si posiziona al sesto posto nel mondo come PIL (PPA) pro capite e al primo posto per Indice di Sviluppo Umano. Le sue riserve di gas naturale nel Mare del Nord sono sfruttatissime e si posiziona tra i più grandi esportatori di idrocarburi nel mondo.
La fiorente economia norvegese, che si può permettere senza problemi di stare fuori dall’Unione europea, è accompagnata anche da un altissimo sviluppo ecologico e il consumo interno lordo di energia nel 2014 era proveniente per il 69,2% da fonti rinnovabili. Questi invidiabili risultati sono stati possibili grazie alla fortuna di avere tante riserve, di avere tanta acqua per l’idroelettrico ma soprattutto perché, quando è stato il momento giusto, si è investito. In Italia nel frattempo qualcuno si è venduto quasi tutta la compagnia petrolifera di bandiera.


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