War on Drugs

La nostra copertina

La ricerca di una copertina disegnata è nata dalla difficoltà di rappresentare l’argomento del mese, ovvero la War on Drugs, “guerra alla droga” per noi Italiani.

Spiegare questa decisione richiede però un minimo di contesto.
A partire dalla dichiarazione di guerra, fatta da Nixon nel 1971, il fenomeno della guerra alla droga è di difficile interpretazione. Contro chi si combatte? Contro i narcotrafficanti? Contro i piccoli spacciatori? Contro i consumatori? O addirittura contro delle cose inanimate come sono di fatto le sostanze?

In questo caso è il linguaggio da noi utilizzato a far emergere un fatto interessante: inconsciamente la società ha acquisito nei confronti delle droghe un atteggiamento molto simile ad un primitivo animismo ovvero è come se fosse stata data agli oggetti, in questo caso le droghe, la capacità di intendere e di volere. Nei titoli dei giornali e nei commenti delle persone, spesso la droga viene usata come soggetto di una frase e non come oggetto. Non è, per esempio, l’abuso di eroina a uccidere bensì l’eroina stessa. Come se la sostanza avesse volontà e intenzione di uccidere e di conseguenza anche una coscienza per farlo.

Questa maniera di esprimersi ha delle motivazioni storiche. Agli inizi del ’900, quando gli Stati Uniti d’America diventarono la culla del proibizionismo, la cocaina era identificata come causa di un comportamento deviato di alcuni afro-americani, analogamente a quanto si pensava della cannabis per i messicani. In questo primo momento però, per l’opinione pubblica, erano due i fattori da considerare: la “razza” e il loro tipico utilizzo di alcune sostanze. Insomma, la demonizzazione delle sostanze avvenne tramite motivi razziali, non si è mai ben capito se solo ed esclusivamente per questi oppure per un secondo fine.

Quando negli anni ’60 l’uso di LSD, mescalina, cannabis e anfetamine, si diffuse nella comunità hippy e, in generale, tra i contestatori della società, iniziò il vero cambiamento e il vero spostamento della responsabilità dalle persone alle droghe. Questi giovani contestatori – negli Stati Uniti chiamati hippy e freak, in Italia più generalmente noti come capelloni – erano principalmente bianchi, molto spesso provenienti da famiglie benestanti. La mancanza di neri e ispanici quali protagonisti, e quindi la mancanza di un capro espiatorio valido, fu il motivo per imputare la colpa dei loro comportamenti anticonformisti alle droghe.

Fu così che una grandissima quantità di sostanze, fino a quel momento anche apprezzate in sede scientifica e di ricerca, vennero dichiarate illegali e fu così che iniziò la War on Drugs.

La nostra copertina ha considerato questi fatti, e da lì in poi il ragionamento è stato semplice e ha necessitato solo di seguire un irrazionale sillogismo:

le droghe sono parte attiva e responsabile della guerra > le guerre vengono combattute dai soldati > le droghe sono dei soldati.

Per motivi artistici Sara Morelli, la disegnatrice che ha realizzato la copertina, ha scelto di rappresentare con dei vestiti militari, consunti dalla guerra, alcune specie di piante e funghi facilmente riconoscibili. Questi sono caratterizzati per essere, almeno negli Stati Uniti, delle piante da cui vengono fatte derivare delle sostanze sottoposte a controllo.

Da sinistra verso destra abbiamo: Tabernanthe Iboga, Psilocybe Semilanceata, Erythroxylum Coca, Cannabis Indica, Segale infestata da Claviceps Purpurea, Papaver Somniferum e Lophophora Williamsii.
 


'La nostra copertina' has 1 comment

  1. 21 Aprile 2016 @ 17:21 Sara Morelli

    Una copertina disegnata è prova della particolarità del tema trattato, ma anche sostegno alle parole e all’obiettivo di Decarta, quello di informare sulla “guerra alle droghe”. “Comunicare la droga è molto più difficile che usarla” scrive Roberto Carcano, curatore del libro “L’Alba delle droghe” e realizzare questo disegno credo abbia permesso, almeno in parte, di ovviare a questa difficoltà. Grazie ancora per avermi dato la possibilità di contribuire ” a modo mio ” a questo stupendo numero!

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