Sarcofago della Bella Galiana

Le donne più belle del mondo

A Viterbo la regina indiscussa in quanto a popolarità e devozione è Santa Rosa ma in passato, prima di Rosa e dei suoi miracoli, c’è stata un’altra donna famosa: Galiana, da tutti meglio conosciuta, per la sua avvenenza, dolcezza e bellezza, come la Bella Galiana.
Come per ogni mito o leggenda che si rispetti, esistono varie versioni della storia della nostra bella. Quella più conosciuta ne colloca le origini nel mito di una Viterbo fondata dai Troiani, sbarcati sulle coste dell’Alto Lazio dopo la distruzione della città natia. Secondo la profezia, una troia bianca – scrofa o cinghiale – era apparsa loro indicando dove avrebbero dovuto fondare la città che sarebbe divenuta la nuova patria.
Dalla fondazione in poi, per volere dei loro dei, i cittadini dovevano dare ogni anno una fanciulla (e di questo genere di sacrifici, a partire dai giovani immolati annualmente al Minotauro e via dicendo, i miti greci hanno insegnato molto ai vicini di Mediterraneo) in pasto a questa belva che evocava la loro terra d’origine ormai perduta.
La fanciulla veniva sorteggiata fra le più belle e virtuose della città, condotta fuori dalla mura cittadine e là incatenata nuda ad un masso. La popolazione si ritirava poi ad una certa distanza e assisteva all’arrivo della sacra belva che, uscita dal bosco, divorava la vittima.
Un anno fu estratta a sorte Galiana, giovane patrizia viterbese la cui avvenenza fisica, secondo la leggenda, poteva competere solo con le virtù morali di cui era dotata, tanto che in molti l’avevano “eletta” donna più bella del mondo. Insomma, era l’orgoglio di tutta la città. I viterbesi provarono dolore e sgomento, ma il destino l’aveva ormai designata e la fanciulla fu condotta sul luogo del sacrificio.
Quando la campana della torre comunale suonò i rintocchi del mezzogiorno, arrivò la belva ma, mentre si apprestava a papparsi la fanciulla, dal limite del bosco uscì un leone che avventatosi sulla scrofa la dilaniò con quattro terribili colpi dei suoi artigli. La campana suonò nuovamente e il leone, così come era comparso, così scompariva.
La città, riconoscente per essere stata liberata dal crudele tributo di sangue, fece dell’immagine del leone, con accanto la pelle bianca della scrofa con le quattro macchie rosse delle ferite poste in croce, l’emblema civico.

Nel luogo dove si era svolto il prodigioso episodio fu realizzata in seguito una cappella votiva intitolata alla Madonna della Scrofa, divenuta poi Madonna del Soccorso, mentre sullo stesso masso del sacrificio venne scolpita la scena.
Tutto questo favorì il diffondersi della fama della Bella Galiana, cui molti cavalieri vennero a rendere omaggio, e molti, fra cui un principe romano, a chiederla in moglie.
Forse perché la bellissima giovane, riconoscente per lo scampato pericolo, si era votata a Dio o forse perché i viterbesi le erano talmente affezionati da non volerla perdere, le richieste di matrimonio furono sempre respinte.
Un ricco pretendente non desistette e offrì invano preziosi doni. Infine, indispettito, con l’ausilio dei suoi concittadini mise l’assedio a Viterbo, esigendo la consegna della ragazza. La città resistette eroicamente, fino a quando i difensori riuscirono a ferire il pretendente respinto che, sul letto di morte, chiese quale ultima grazia di poter vedere Galiana per almeno una volta. Questa si affacciò allora dagli spalti delle mura cittadine per brindare alla pace raggiunta quando, per ordine del principe, un arciere scoccò contro di lei una freccia che la trafisse alla bianca gola facendo sgorgare sangue e vino. L’uccisore cadde poi sotto i colpi dei viterbesi che vendicarono così la morte di Galiana. Affranti, decisero di darle degna sepoltura ricavando un sarcofago per lei dal famoso macigno del sacrificio, che venne poi collocato sulla facciata della chiesa di Sant’Angelo in Spatha dove ancora oggi si può vedere (vabbè è una copia, ma ci si deve accontentare… almeno fino a quando non riaprirà il Museo Civico, dove è custodito quello originale).
Tutto questo sembra avere una morale: altro che Parigi, sono a Viterbo le donne più belle del mondo!



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