Castel d'Asso, Viterbo

Le rovine dimenticate di Castel d’Asso

Castel d’Asso è un nome che ai più richiamerà le necropoli rupestri dei nostri antenati Etruschi. Il nome però fa intendere che in questo luogo ci sia o quantomeno ci fosse un castello. È infatti così è, soltanto che per motivi di accessibilità e anche di indicazioni numerosi cittadini viterbesi sembrano esserne all’oscuro.

Come riportato sul sito della Provincia di Viterbo, le rovine di questa struttura risalgono al IX-X secolo d.C. ma il luogo, come insediamento umano, è di molto precedente. È stata accertata l’identificazione di questa zona con quella di Axia, citata da Cicerone nell’orazione Pro Caecina e la storia dell’insediamento sembra sia databile addirittura a 500 anni prima di Cristo.

Al castello è possibile arrivarvi in due modi: da Via Castel d’Asso, la quale si interrompe praticamente a ridosso delle rovine, oppure parcheggiando nel piazzale dedicato alla necropoli ed incamminandosi verso sinistra. Si arriverà ad un certo punto a costeggiare una vallata molto grande dove un tempo scorreva il Fiume Freddano, oggi ridotto a poco più di un rigagnolo. Prestando un po’ di attenzione, dall’altra parte della vallata vedrete una torre, e quella sarà la vostra destinazione

La torre del castello vista da lontano

La torre del castello vista da lontano

Dopo un centinaio di metri, sulla destra, troverete un attraversamento della vallata ben visibile, e vi consiglierei di fermarvi proprio a metà di quest’ultimo, perché girandovi a destra e a sinistra potrete apprezzare il lavoro che l’acqua fece in migliaia di anni. Vi troverete in mezzo ad un vero e proprio canyon e con un po’ di immaginazione potrete vedere l’acqua scorrere ancora in quantità, magari al giorno d’oggi, con una moderna città di Assia lungo i suoi argini.

vista della vallata

Vista della vallata

Fantasticherie a parte, una volta percorso il camminatoio bisognerà “guadare il fiume”, impresa non troppo ardua, e scorgerete poco più in là una casetta costruita sopra a delle grotte. Se siete un minimo curiosi non potrete fare a meno di farci due passi dentro ma a parte un po’ di immondizia troverete poco altro.

La casetta

La casetta

Usciti dalla casetta è il momento di dirigervi verso il ponte posto più in là. Credo, ma non ne sono sicuro, che quello che scorra al di sotto sia l’Urcionio, dall’odore comunque si direbbe di sì. Il ponte non è il massimo della sicurezza e vi consiglio di camminare lungo la parte centrale, in quanto è sorretta da un costolone in metallo sicuramente più resistente delle assi di legno fradicio.

Il ponte sull'Urcionio

Il ponte sull’Urcionio

Attraversato il ponte dovrete incamminarvi verso destra e prendere il cammino in salita a destra. Sempre sulla destra sentirete uno scrosciare d’acqua, sono due cascate, e anche qui, fantasticando, potrete pensare a quando il corso d’acqua di fronte a voi trasportava un liquido trasparente, fresco e pulito. Oggi solo puzza, schiuma e un colore torbido, segno che qualche cosa al depuratore in Strada Bagni non funziona come dovrebbe.
Dopo un po’ di strada in salita vi troverete alla base di una torre, quindi dovrete continuare a costeggiare l’edificio fino a trovare un arco di entrata sotto una prima torre.

La base della prima torre

La base della prima torre

Attraversato questo passaggio dovrete continuare a salire fino a trovarvi alla base di una seconda torre. In questo breve cammino potrete apprezzare l’assenza di indicazioni, di cartelli che spieghino che cosa sia questa struttura e alcuni lampioni decapitati. Fate finta di niente, per il momento, e salite le scale, che per fortuna sono ancora solide. Arrivati in cima troverete un bel paesaggio della campagna laziale, Viterbo in lontananza e l’inconfondibile cupola della chiesa di Santa Margherita a Montefiascone.

La torre dal basso

La torre dal basso

Però non potrete fare a meno di notare come qualsiasi opera di restauro compiuta su questa torre, la quale prevedeva oltre alle scale un impianto di illuminazione, un tetto, e delle vetrate, è oggi un vago ricordo di ciò che doveva essere al momento dell’inaugurazione. Soprattutto le vetrate sono state staccate e lanciate con tutta l’intelaiatura un po’ dentro la tromba delle scale e un po’ fuori dalla torre.

Le vetrate rotte

Le vetrate rotte

Potrebbe essere un monumento di pregio e la passeggiata da sola vale la pena. Il problema è che come al solito, come purtroppo accade un po’ in tutta Italia, certi lavori pubblici sembrano essere utili solo a chi vince l’appalto di realizzazione e all’immagine del politico di turno.



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