Moto Ruote Rugginose

Ruote Rugginose in città

Quando è iniziato il tuo rapporto con i motori?
Da ragazzino, da sempre, giochi con i modellini di macchine e motociclette, è un qualcosa che alla fine ce l’hai dentro. La passione è nata anche perché mio zio, che era motociclista e purtroppo è morto sulla moto, stava sempre a trafficare in garage, ero piccolo e guardavo sempre quello che faceva lui. A 13 anni, cominciai a smontare la Vespa, il Guzzi Trotter di mio nonno e lì è iniziato tutto. A 15 anni compravo 3-4 riviste di moto al mese, ero goloso di informazioni. A 18 anni ho fatto il primo restauro completo, una Vespa PX, a 20 anni la mia prima moto, Yamaha TT 600, a cui ho rifatto tutto. Ho cominciato con la roba mia, non so quante moto posso aver avuto prima di aprire l’officina. Tante.

Come sei arrivato a trasformare la tua passione in lavoro?
A un certo punto lavoravo in un concessionario, compravo moto e le rimettevo a posto, poi quando sono stato messo in cassa integrazione mi sono ritrovato ad avere un sacco di tempo libero e mi sono buttato nel garage. In quel periodo ho fatto Esordio, la mia prima special e con il ricavato ho comprato altre due motociclette che ho restaurato e venduto. Poi gli amici mi hanno cominciato a chiedere di fare tagliandi e altri lavori. Quando ho visto che con le moto riuscivo a guadagnare quanto al concessionario, ho cominciato a crederci. Tra un lavoro e un altro mi dedicavo a Minerva, la mia seconda special, ci ho messo un anno e mezzo e ci ho investito quei quattro spicci che avevo. Dopo che The Bike Shed, una rivista specializzata, ha realizzato un articolo su Minerva, sono stato contattato dalla casa d’aste Bonhams e mi sono proposto per l’asta di Parigi. A quel punto mi sono detto “se vendo la moto reinvesto tutti i soldi e apro un’officina”, se invece non avessi venduto la moto mi sarei tenuto Minerva e avrei trovato un altro lavoro. Invece ho venduto la moto a un Belga e ho reinvestito tutto aprendo la partita IVA. Dopo quattro mesi nel garage dove avevo iniziato, a ottobre 2015 ho aperto a via Richiello la sede attuale della mia officina, Ruote Rugginose.

Qual è la tua filosofia di lavoro?
Cerco sempre di accontentare al massimo i clienti. La mia più grande soddisfazione è vederli uscire felici, mandando messaggi e dicendomi che la moto è una bomba. Se un cliente non capisce la mole di lavoro mi dispiace. Fondamentalmente mi interessa più quello che i soldi. Magari dovremmo riuscire a farci pagare di più, perché il lavoro è tanto, ma è impossibile. Purtroppo la maggior parte degli artigiani è legato a questa catena.

Lavori sempre con belle moto d’epoca? Hai fatto una selezione?
È avvenuta da sola e se ogni tanto mi entrassero alcuni motorini, che sono la cosa più remunerativa in assoluto, forse non mi dispiacerebbe perché è un compito semplice, con pochi problemi. Però quando entro in officina e vedo 30 moto d’epoca mi si apre il cuore, perché capisco che sono riuscito a fare quello che mi ero prefissato. L’obbiettivo è sì una selezione ma da parte del cliente, perché vuol dire che quello che fai lo fai bene e ti cercano per questo motivo. Di fondo vogliamo sempre dare qualcosa di più al cliente e lo facciamo trattando le moto come se fossero le nostre.

Come ti trovi a Viterbo, ti sarebbe piaciuto lavorare in un altro posto?

Spesso me lo sono chiesto, chissà. Non ho mai avuto problemi con chi è venuto qua tramite il passaparola o perché aveva appena comprato una moto d’epoca. Ma quasi nessuno dei vecchi appassionati è venuto con l’entusiasmo di scoprire che aveva aperto un nuovo posto per le moto d’epoca in città. Anzi, da alcuni di questi ho ricevuto pure qualche critica. A Viterbo sono convinto di starci perché ci sono nato ed è la mia città ma in un altro posto, con un’altra clientela, forse avrei potuto lavorare diversamente. Nelle grandi città c’è un altro giro. Roma per esempio è una città che ti permette di lavorare tantissimo e non avere questo tipo di dinamiche. Ma la clientela di Viterbo è solo il 50% del totale perché qua lavoriamo con Umbria, Bassa Toscana, Roma e provincia. Se invece parlassimo di estero ti direi di no perché secondo me per fare bene questo lavoro hai bisogno dei contatti giusti e di tanti artigiani capaci di lavorare con le mani. Muovendoti fuori dall’Italia dovresti prendere baracca e burattini e ricostruirti interamente la tua rete. Insomma non sono un fautore dell’andiamo tutti all’estero perché guadagniamo di più. A livello burocratico però sarebbe sicuramente meglio.



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