Pasqua con Giovanni Truppi, un supereroe della musica italiana

Avete visto Batman v Superman? Ecco, noi no. Non possiamo quindi farvi da spoiler, però il finale è noto a tutti. Tuttavia non abbiate paura, il mondo non è a corto di supereroi. Ce ne sono in ogni campo, e oggi vi parliamo di quello che più di tutti ne veste i panni con la stessa disinvoltura che è propria di Clark Kent. Ma nella sua vita “normale”, come copertura, fa il cantautore.

La sera di Pasqua abbiamo fatto quattro chiacchiere con il supereroe della musica italiana: Giovanni Truppi. Paragone esagerato? Niente affatto.

Giovanni si è costruito da solo un pianoforte, modificandolo. Si, avete letto bene: lo porta in giro per l’Italia suonando in un magnifico percorso che ha ribattezzato #solopianotour; è un supereroe. Sicuro. Potremmo avere qualche dubbio se non avessimo ascoltato le sue canzoni, ma dopo il silenzioso e timido esordio di C’è un me dentro di me i sospetti sui superpoteri aumentavano con Il mondo è come te lo metti in testa e sono stati alla fine confermati tutti in Giovanni Truppi, titolo volutamente messo per sviare ogni sospetto sulla sua vera identità. Album fantastico, del quale vi consigliamo l’acquisto.

A Pasqua il nostro supereroe in incognito ha suonato ad Orvieto, a La Valvola, e noi siamo corsi a fargli qualche domanda per provare a svelare la sua vera identità.

«Ciao Giovanni – ho esordito io – sono qui perché un giorno sono andato alla presentazione di un album di un tuo collega, un riadattamento di pezzi stupendi degli anni ’60 e ’70; quando gli ho chiesto chi canterebbe se potesse ripetere quest’esperienza tra quarant’anni, mi ha risposto “Giovanni Truppi” senza neanche pensarci su.»

A questa confessione Giovanni sorride di gusto e contento mi chiede, ringraziando, di chi fosse la risposta. L’album era A ritrovar bellezza, uscito due anni fa, dove Antonio Diodato ridà lettura propria a brani di Luigi Tenco, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Sergio Endrigo, Giorgio Gaber e altri interpreti della migliore musica d’autore italiana in assoluto. Quindi potete immaginare, se non la avete ancora ascoltata, il genere che propone il nostro supereroe.

Rotto il ghiaccio, partiamo.

Probabilmente i tuoi pezzi non sono autobiografici, ma alcuni versi si: perché hai sempre freddo quando devi cantare e poi quando ti esibisci senti di nuovo caldo? Cosa ti succede sul palco?

«Credo che sia un modo di gestire la tensione. Prima di suonare mi sento quasi febbricitante, questo è il modo che ho di rilassarmi e quindi mollo tutto, rimanendo con pochissime energie. Poi il contatto col palco, per fortuna, mi trasmette quell’energia che mi fa provare calore e di conseguenza sudore.»

Lettera a Papa Francesco I, Conversazione con Marco sui destini dell’umanità, Nessuno passando per I Cinesi e Cambio sesso per un po’. Come fai a costruire pezzi così originali sia musicalmente che nei contenuti? Il segreto è tutto nella metrica?

«No. La metrica è fondamentale, ma ovviamente in senso lato. Per questi pezzi che hai nominato il testo e quindi anche la metrica sono stati il punto di partenza. La musica nasce ed è costruita proprio a partire dai testi, l’abbinamento è questo.»

Qual è il percorso che ti porta da testi così particolari, dal punto di vista dell’ascoltatore, a scrivere quelle che sono vere e proprie poesie come Eva oppure I Pirati? Quanto lavori su questa disomogeneità?

«In realtà a volte mi domando se non debba lavorare forse di più sull’omogeneità, perché la disomogeneità mi viene naturale. Credo che tutti noi siamo disomogenei: pensiamo a quello che abbiamo mangiato a pranzo nella stessa maniera nella quale riflettiamo sul fatto che moriremo. Per me è la cosa più naturale del mondo, provo a mettere in musica ciò che mi sta a cuore e si tratta di elementi molto diversi tra di loro.»

Nei tuoi testi parli di amore senza mai citarlo, ma anche di tanti altri sentimenti. Cosa significa per te la parola “amore”? Inoltre – curiosità personale – la “lei” di 19 Gennaio è la stessa de I Pirati?

«No, secondo me è meglio per tutti che queste cose rimangano al di fuori di quello che può costituire un riscontro reale. In questo modo ognuno può farle proprie e immaginare la persona che preferisce.»

Forse le mie curiosità sono state inopportune! Invece riguardo l’amore?

«Credo di sapere ben poco sull’argomento (scambio di sguardi nel constatare di essere in buona compagnia, nda). Penso abbia a che fare con l’immaginarsi in prospettiva insieme a un’altra persona, ma può trattarsi anche di un amico. Temo che questa domanda non abbia risposta.»

Come tutti i supereroi vacilla anche lui sull’amore.

Passiamo a qualcosa di più leggero. Spiandoti ho visto che segui anche tu la pagina Facebook intitolata Giovanni Truppi aiuta la gente. Ti diverte?

«Si, mi fa molto ridere! Invio i link ai miei amici e ogni tanto vado a vedere se hanno postato qualcosa di nuovo.»

Tornando ai tuoi testi, parliamo di questo frammento: “a Roma si sta meglio che a Napoli ma io sto meglio a Napoli”. Questa affermazione la reputi ancora attuale, tenendo conto del momento storico opposto che stanno vivendo le due città in questi ultimi anni?

«Con Roma comincia ad esserci un rapporto consolidato e continuo a pensare che si viva meglio nella capitale piuttosto che a Napoli. Tuttavia parliamo di due città che hanno molto in comune, nei loro aspetti positivi e negativi. Non so più se sto meglio a Napoli, perché Roma sta diventando sempre più casa mia mentre giù molte persone a cui tengo se ne sono andate. Negli ultimi anni sono stato poco a Roma, non so molto del periodo storico che sta vivendo, ma quando ci torno ritrovo i miei affetti e ciò mi rende felice.»

Piccola parentesi pasquale, parliamo della tua “fede”. Preferisci la pastiera o il casatiello?

«Il casatiello!»

Avrei scommesso sulla pastiera! Ti facevo più legato ai dolci!

«Sono molto legato al dolce, però dipende!»

In una celebre intervista televisiva che Gianni Minà fece a Massimo Troisi e Pino Daniele, l’attore disse che dalla sofferenza nessuno ci guadagna niente, a parte i cantautori che scrivono canzoni a riguardo. Con un esempio fantastico, riferendosi a Daniele affermò: «Tu basta che soffri due giorni e scrivi una canzone di tre minuti! Io per fare un film devo soffrire da quando sono nato!» A te invece cosa serve?

«Per fortuna non è necessaria la sofferenza. È uno spunto che può essere molto utile, mi serve avere degli stimoli, ma tante cose che ho scritto sono nate semplicemente leggendo e pensando per giorni a cosa poter scrivere a riguardo. È un lavoro legato sia al mio percorso artistico che al mio vissuto.»

In tema di Troisi, dovendo tu per forza di cose “ricominciare da tre” nel tuo nuovo progetto (Truppi ha pubblicato tre album, ndr) ed essendo già a buon punto, cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo lavoro?

«In realtà non voglio fare il bilancio di quale sia il punto di partenza e non so bene cosa aspettarmi io stesso dal mio prossimo album. Questa è una cosa molto bella, perché la mia carriera è un viaggio. Io so solo che sto iniziando a lavorare a dei progetti nuovi, per intraprendere un altro breve tratto del mio percorso. Penso ad alcune delle tappe che vorrei percorrere, ma allo stesso tempo so che potrei anche deviare lungo il tragitto.»

Non ti chiedo come sta andando Giovanni perché lo vediamo benissimo, piuttosto dove sta andando?

«Vivere giorno per giorno qui non è male. Cerco di non guardare troppo lontano, anche perché la mia situazione attuale mi piace!»

Ha cercato di nascondere bene la sua identità ma secondo noi il profilo del supereroe ce l’ha tutto, non pensate? Controllate voi stessi, abbiamo una prova davvero schiacciante: Instagram.com/giovannitruppi.

 

Ulteriori informazioni sull’artista:
  Sito Web
  Canale Youtube
  Pagina Facebook


https://youtube.com/watch?v=4n5tMBCkTYw%26rel%3D0

Il Kimball

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