Soldato Nigeriano Boko Haram

Se Boko Haram si spacca in due, quali saranno le conseguenze?

La nomina di un nuovo leader all’interno dell’organizzazione terroristica jihadista Boko Haram ha causato un notevole scossone; il rimpasto promosso dall’Isis ha ridisegnato le gerarchie. In un messaggio audio diffuso martedì, Abubakar Shekau – il capo destituito – ha reagito alla nomina di Abu Mosab al-Barnawi in capo alla sezione dell’Africa occidentale dello Stato islamico affermando di essere ancora “presente”. Al Barnawi è figlio di Mohammed Yusuf, fondatore dell’organizzazione.
 

 

La registrazione dura circa dieci minuti ed è il primo segno di vita di Shekau, noto anche come Darul Tawheed, da marzo a questa parte. L’ex (in teoria) comandante di Boko Haram si esprime in arabo e in houssa, affermando di aver ricevuto una lettera in merito alla promozione di al-Barnawi; tuttavia, Shekau contesta la decisione e dichiara di voler proseguire la propria lotta per costituire un califfato islamico. “Di conseguenza, la gente deve sapere che noi siamo sempre presenti”, puntualizza.

Shekau non considera il nuovo leader all’altezza della situazione, accusandolo di non considerare infedeli coloro che vivono in contraddizione con i precetti di Dio e del suo profeta. Per questo motivo, auspica che lo Stato islamico la smetta di proporre emissari non totalmente devoti alla causa di Allah. Egli non mette in discussione il legame con l’Is, ma chiama il nome del suo gruppo con il vecchio appellativo col quale era noto prima dell’alleanza, ovvero Gruppo Sunnita per la Predicazione e la Jihad (GSPJ). Shekau, inoltre, dichiara di aver scritto delle lettere a Abu Bakr al-Bagdhadi, califfo dell’Is, per spiegare la sua posizione.

La registrazione, ancora non autenticata dalle autorità, evidenzia una spaccatura all’interno del meccanismo di Boko Haram. Da un lato c’è la violenza esasperata della corrente di Abubakar Shekau, strategia evidentemente non più condivisa dallo Stato islamico al punto da chiamare in causa al-Barnawi. Quest’ultimo è stato intervistato dal giornale Al Nabaa, controllato dall’Is, in merito alla sua nomina a wali (capo) dell’Africa occidentale, e nell’articolo non compare mai il nome di Shekau.
 

 

Apparentemente non ci sono grosse differenze ideologice tra i due contendenti, al punto che è difficile stabilire quale sia l’opzione “meno peggiore”; come accennato,  Shekau palesa una certa spietatezza nell’applicare i precetti della jihad, al punto da uccidere tutti coloro che non intendono sottomersi a Boko Haram, musulmani inclusi. Lo Stato islamico non ha potuto ignorare che sotto Shekau si sono perpetuati crimini orrendi, incluso il cannibalismo: i salafiti piuttosto intendono plasmare la società sul modello dei tempi del profeta Maometto. Dal canto suo, al-Barnawi ha dichiarato che i prossimi obiettivi non saranno le moschee, ma i veri miscredenti e politeisti, e che quindi non intende prendersela con i musulmani.

Le lotte intestine a Boko Haram sono proseguite anche dopo la promessa di fedeltà allo Stato islamico, avvenuta lo scorso anno. L’Is ha scelto al-Barnawi anche per dare una sorta di continuità alle sorti del gruppo, in quanto come detto il leader designato è figlio del fondatore dell’organizzazione jihadista, Yusuf. Questi è stato ucciso nel 2009 dalla polizia, inducendo in seguito il governo nigeriano a dichiarare sconfitta Boko Haram e adesso a considerare la nomina di al-Barnawi come una mossa disperata. Ma in realtà il gruppo jihadista è ancora un cancro da estirpare all’interno del paese. Lo Stato islamico in questo momento avrà difficoltà a foraggiarlo di armi, ma rimane una costante minaccia da non sottovalutare.
 



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